- Autore: Anna Perna
Il nostro corpo è uno strumento d’apprendimento

La ricerca sulle azioni fisiche ha alle spalle e come contesto il più ampio fenomeno della riscoperta del corpo, che caratterizza la società e la cultura occidentali a partire dalla fine dell’Ottocento e che produce a tutti i livelli e in tutti i campi, compreso appunto il teatro, una nuova, approfondita attenzione alla fisicità e al movimento e alle loro numerose, possibili funzioni (compresa quella espressiva) – nell’esigenza di superare divisioni e rimozioni plurisecolari. La ricerca dell’attore diventa un lavoro su se stessi e rappresenta una delle grandi idee-forza da Stanislavskij in avanti. Come hanno insegnato i grandi maestri della scena contemporanea, quello su se stessi è un lavoro tecnico, che però coinvolge l’attore come essere umano integrale: corpo e mente, esterno e interno, espressività ed emozioni, non più divisi e separati. E’ evidente, quindi, che si tratta di un lavoro tecnico che non soltanto implica dei presupposti etici (pazienza, dedizione, disciplina) ma che soprattutto produce – se condotto correttamente – delle fortissime “ricadute” etico-spirituali-intellettuali, in termini di crescita personale dell’attore-uomo, di dilatazione della percezione e della coscienza. Alcune di queste ricerche si centrano sui cosiddetti Movimenti o danze sacre introdotte da Gurdjieff (fondatore a Parigi nel 1921 dell’Istituto per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo), sulla Biomeccanica del grande regista russo Mejerchol’d e sull’Euritmia del fondatore dell’Antroposofia Rudolf Steiner, ed hanno visto la partecipazione di specialisti, artisti e studiosi, di livello internazionale. Altre scuole si rifanno allo studio di Etienne Decroux, padre del mimo contemporaneo, morto nel 1991 e a Moshe Feldenkrais (1904-1984), uno dei pionieri della psicomotricità e della medicina psicosomatica, inventore di un metodo di educazione e rieducazione corporea con importanti possibilità di utilizzazione anche in campo performativo e attoriale. L’interesse comune non è il movimento in sé ma come si compie un certo movimento e quali sono gli effetti sul piano psicofisico ed estetico. Dunque il “come” viene fatto un certo movimento diventa più importante del movimento stesso. Il processo che guida questa attenzione è un processo di autodirezione dove ogni particolare movimento è importante soltanto nella misura in cui illumina il processo. E’ un viaggio verso la consapevolezza di se. In questa nuova prospettiva lo scopo di raggiungere un movimento o un gesto performativo che manifesti una sua estetica passa in secondo piano. Al primo posto c’è l’autoapprendimento, l’auto direzione, l’imparare ad imparare5. Per un apprendimento positivo, come sostiene lo stesso M. Feldenkrais, si deve procedere secondo il ritmo personale. I bambini, infatti, ripetono ogni nuova azione secondo il loro ritmo finché non hanno appreso a farla in modo del tutto naturale, come l’azione del gattonare, dello stare in piedi, del camminare e del correre. L’adulto non conosce più il suo ritmo d’apprendimento, in quanto il suo metro di giudizio è distorto dal ritmo della persona ‘normale’ che ha imposto a se stesso. In questo tipo d’ esplorazione è importante imparare la lentezza per trovare il proprio ritmo personale dipendente dalla natura di ciascuno. Ogni elemento del corpo ha il proprio ritmo di oscillazione, come un pendolo. Acquistando familiarità con l’azione, il movimento si fa più veloce e di conseguenza più efficace. La lentezza è necessaria per scoprire l’energia superflua e parassitica e per la sua parziale eliminazione. Il superfluo in azione è peggiore dell’insufficiente in quanto costa sforzo inutile e rende il gesto anti- estetico.
Le lezioni di “Consapevolezza Attraverso il Movimento” di M. Feldenkrais mirano a rendere il movimento da impossibile a possibile, poi a facile, confortevole, gradevole ed infine esteticamente piacevole. Per arrivare a tale risultato non solo è importante portare attenzione al processo ma è ugualmente importante darsi la possibilità di commettere errori. Agire bene e avere fretta crea, infatti, confusione. La concentrazione in questo caso non serve in quanto concentrarsi significa non guardarsi intorno. Essa è un principio utile, ma in questo tipo d’apprendimento l’attenzione dev’essere diretta alternativamente allo sfondo e alla figura. In questo contesto si devono conoscere prima gli alberi e poi la foresta a cui appartengono. Lo spostamento dalla figura allo sfondo e viceversa diventa così familiare che è possibile percepirli entrambi simultaneamente. L’eliminazione delle azioni inutili e parassitiche assicura l’efficienza senza che ci si sforzi per conseguirla. Per Feldenkrais la consapevolezza è la conoscenza conscia, da non confondere con la coscienza. Vuol dire‘essere cosci di’ unito alla conoscenza. Egli sostiene che le persone di talento possono migliorare poiché sono consapevoli delle loro azioni: il loro talento nasce dalla libertà di scegliere il modo di agire. Nuovi modi di agire sono sempre disponibili per coloro che hanno scoperto se stessi, o che hanno avuto la fortuna di incontrare un maestro che li abbia aiutati a ‘imparare ad imparare’.

Anna Perna_ consulente formatrice Len

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>